IL PROGETTO
 
LA CRITICA
 
LA SCHEDA
 
L'ARCHIVIO

Home LE FOTO

 

 

 

La tutela del Fondo fotografico Piemontese Pagnanelli

di Floriana Sacchetti (docente di Catalogazione e Restauro Liceo Artistico Statale FR, docente a contratto di Tutela dei Beni Culturali e Ambientali Accademia di Belle Arti FR)

 

L’intuizione di “scrivere con la luce” è già nell’antica Grecia. Aristotele, attento osservatore della realtà, registrava come la luce passando attraverso un piccolo foro proiettasse un’immagine. Da qui una serie ininterrotta di studi, di scoperte scientifiche nel campo dell’ottica, della meccanica e della chimica ha perfezionato quella prima intuizione fino ad arrivare alla “camera scura”. Tale strumento fu utilizzato negli studi prepatatori di quel genere pittorico “la veduta” che si affermò nel corso del Settecento nel solco della pittura veneta, la più sensibile a catturare la luce “secondo che il vero mostrava”. Il pittore, chiuso in una stanza completamente buia, ricalcava i “raggi luminosi” che, penetrati tramite un foro, ricostruivano sulla parete opposta, l’immagine capovolta degli oggetti esterni, raddrizzata grazie ad un sistema di lenti e specchi. Spetta alla curiosità francese il merito di aver “ scritto con la luce”, senza la mediazione segnica della mano dell’uomo. Era il 1816 quando Joseph-Nicéphore Niépce (1765- 1833) realizzò la prima immagine fotografica su una carta impregnata di cloruro d’argento esposta dentro una piccola camera oscura. Perfezionò il procedimento imprimendo l’immagine “Veduta dalla finestra dello studio dell’autore a Gras” su una lastra di peltro emulsionata con bitume di Giudea, esposta alla luce per otto ore.

Piemontese, la Preside del Liceo Artistico Rossella Monti e la Prof.ssa Floriana SacchettiPiemontese, la PRESIDE Monti e la prof. Sacchetti


Louis-Jacques-Mandé Daguerre (1787-1851), pittore di sensazioni pre-impressioniste, ridusse i tempi di posa a pochi secondi, ottenendo immagini “vere” con il procedimento della dagherrotipia, che da lui prese il nome.
Così l’inizio di una storia affascinante e coinvolgente.
Dal primo dagherrotipo ad oggi, la fotografia, nelle sue varie forme e nei suoi molteplici usi, è, tra i linguaggi espressivi e comunicativi dei modelli culturali della civiltà contemporanea, quello che, dal punto di vista quantitativo, ha sedimentato un’enorme mole di materiale di notevole interesse storico, sociale, culturale, linguisticamente originale in quanto a forza espressiva. Molto del patrimonio fotografico, trascurato e poco valorizzato, è andato perduto e quello che si è salvato dalla distruzione e dalla dispersione, in virtù della funzione storico-documentaria o affettiva, nel caso di album privati, o commerciale, nel caso di studi fotografici, giace spesso in depositi poco adatti alla conservazione, senza la consapevolezza diffusa che la fotografia è un bene in sé, con una sua specificità per materia, tecnica e autonomia espressiva, con una sua storia, con codici linguistici propri ed originali valori culturali.
E’ essa stessa bene culturale e pertanto esige atti di tutela. Per meglio comprendere ciò, è opportuno accennare ad alcuni aspetti del dibattito, di grande vivacità, svoltosi, nella seconda metà del Novecento, sul concetto di bene culturale e sulla tutela propriamente detta, ossia quell’insieme di saperi, norme e azioni che uno Stato deve predisporre per garantire la difesa del patrimonio culturale e la fruizione pubblica dei beni che lo costituiscono. Il binomio bene culturale, apparso per la prima volta in contesto internazionale, “La Convenzione per la protezione del patrimonio storico-artistico in caso di conflitto armato”, L’Aja 1954, fu recepito in Italia dai componenti della “Commissione d’indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio”, istituita dal Parlamento nel 1964 e presieduta dall’on. Francesco Franceschini. La definizione di bene culturale come “testimonianza avente valore di civiltà”, presente nella relazione conclusiva, ampliava la prospettiva degli oggetti da tutelare rispetto all’allora “cose d’interesse storico- artistico” tutelate dalla Legge n. 1089 del 1939, rimasta in vigore fino al Decreto Legislativo 29 ottobre 1999 n. 490. Il mutamento da “cose d’interesse storico- artistico” a “bene culturale” non fu solo un semplice cambiamento di vocaboli, ma, estendendo l’oggetto della tutela ad ogni prodotto antropico, ben oltre l’ambito della sfera estetica, costituì una significativa conquista democratica delle competenze e delle azioni da mettere in campo per garantire la protezione e la conservazione del patrimonio per la pubblica fruizione. Se il Parlamento italiano non fu allora in grado di rinnovare la “1089” per recepire i significativi cambiamenti, con la nascita delle Regioni negli anni Settanta e del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (L.5/1975), nuovi attori coinvolti nella tutela, la visione ampliata di bene culturale, soprattutto nell’accezione antropologica, incominciò a trovare il suo campo d’intervento proprio nei beni legati alla “località” o comunque espressivi di valori e di significati correlati al territorio su cui, per competenze delegate, le Regioni dovevano intervenire. E così, proprio a partire dalle competenze di tutela sui beni librari, gli Enti locali hanno iniziato a difendere il patrimonio documentario esistente nelle biblioteche, quali le raccolte fotografiche. Con interventi che potremmo definire “a latere”, le Regioni più sensibili hanno iniziato a salvare in questi ultimi decenni diversi fondi fotografici che acquisiti o donati o depositati presso biblioteche, musei e archivi di prestigiose Istituzioni sono stati studiati, catalogati,conservati, restaurati e restituiti alla fruizione pubblica.
Col Decreto Legislativo 29 ottobre 1999 n. 490, “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali” Titolo 1, art. 2, comma 2, lettera c, la fotografia ha la veste giuridica di bene culturale e pertanto è oggetto di per sé di tutela da parte dello Stato che con adeguate attività garantisce la conoscenza e la conservazione e la valorizzazione. Anche il successivo Decreto Legislativo 22 gennaio 2004,” Codice dei beni culturali” art. 10, comma 4 lettera c , ribadisce tale funzione.
Nell’ambito del quadro normativo delineato, il Fondo fotografico Piemontese Pagnanelli, per l’ampiezza della consistenza, per il pregio del materiale, per la variegata documentazione storica, sociale e culturale del vissuto collettivo della seconda metà del secolo scorso, merita attenzione da parte delle Istituzioni.
Con il presente lavoro, la prima fase di un piano di tutela, si è proceduto ad una ricognizione del fondo, conservato in un deposito di proprietà del fotografo, ben ordinato secondo il criterio cronologico funzionale alle esigenze di archiviazione di materiale commerciale. Infatti Piemontese Pagnanelli è stato un noto e apprezzato fotografo di professione che diligentemente ha riposto i negativi in buste o scatole metalliche o in album indicando la data di esecuzione, l’occasione e il nome del committente. Certamente tanta diligenza aiuta il catalogatore che spesso si trova di fronte ad archivi “ordinati” con criteri disomogenei o in maniera del tutto casuale.
I problemi che pone il fondo oggetto della presente indagine conoscitiva, come del resto ogni archivio fotografico, sono essenzialmente due. Il primo è strutturale: una sede adatta, con la possibilità di apertura al pubblico a lavori conservativi ultimati. Il secondo è tecnico: le risorse umane e materiali per procedere ad una corretta metodologia di tutela finalizzata alla valorizzazione e alla pubblica fruizione del materiale fotografico.
La soluzione del primo problema è affidata alla sensibilità delle pubbliche amministrazioni e alla loro capacità di saper cogliere come risorse la consapevolezza e l’appropriazione del passato senza cui non è possibile la crescita culturale.
Per quanto riguarda il secondo problema, sempre di difficile soluzione in quanto legato al reperimento dei fondi necessari, dobbiamo riconoscere che, per gli aspetti più propriamente tecnici dell’iter conservativo, molto è stato fatto dagli Istituti Centrali e dagli Organi Periferici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali nonché da alcune Regioni. In particolare l’Istituto Centrale del Catalogo e della Documentazione nel 1999 ha realizzato la scheda di catalogazione F (fotografia) nei suoi livelli di inventario, precatalogo e catalogo, mentre è imminente la pubblicazione della scheda FONDO FOTOGRAFICO.
La scheda F ha risolto in maniera organica la complessità propria della catalogazione dei negativi e dei positivi in quanto nel raccogliere tutte le informazioni di carattere morfologico, storico-critico, tecnico-amministrativo e giuridico, garantisce la duplicità di piani: l’ immagine fotografica è, infatti, oggetto in sé e altro. La scheda usata in questo lavoro è semplice, sintetica e compilata a testo libero.
L’organizzazione del Fondo Piemontese Pagnanelli, ordinato in senso cronologico, restituisce un racconto storico efficace, capace di costruire il continuum della memoria, ma la profondità e lo spessore dello sguardo di Piemontese, nella rapidità dello scatto, soprattutto quando fissa emozioni e passioni collettive o l’intimità dei sentimenti, “congela” il tempo costringendo al confronto non tanto sui diacronici prima e poi, ma sui sincronici piani o tagli prospettici possibili. Allora i livelli di lettura si moltiplicano, aprendo percorsi narrativi e, talvolta, di autentica poesia, alcuni dei quali di struggente melanconia per un tempo, seppur vicino, irrimediabilmente perduto. E così la fotografia di Piemontese, nella sua pregnante veracità, perché “ciò che mostra è esistito o accaduto veramente”, è anche immagine di storia latente e silente: racconta di donne e di uomini nel loro sentire e vivere la quotidianità, senza sapere che il loro “esserci” eticamente nella gioia e nel dolore è storia di un angolo di mondo. Sarebbe veramente una grave cesura al “ continuum” della memoria collettiva se tale storia venisse meno a causa dell’incuria degli uomini e delle Istituzioni.
 

L'archivio del fotografo Piemontese Pagnanelli

 

Inviare a info@oltreloccidente.org un messaggio di posta elettronica contenente domande o commenti su questo sito Web.
Ultimo aggiornamento: 18-12-08